I rapporti sociali e industriali basati sul principio del potere contrattuale reciproco conducono inevitabilmente al conflitto continuo in una società come la nostra dove il profitto è visto come premio per lo sfruttamento delle risorse: finanziarie, tecnologiche ma, purtroppo, anche umane.
Oggi, invece, avanza l’idea che un’impresa, non più basata sul potere contrattuale, ma sulla solidarietà umana, sia un’impresa più profittevole se fondata sull’onestà intellettuale come dispositivo di accoglimento, e sul dono come dispositivo di riuscita. Per fare questo occorre molta fiducia nel bene e nel nostro prossimo, base e condizione di quel dono d’amore, di quel dare, capace di rendere felice l’uomo.
Purtroppo il dono d’amore, soprattutto in un’economia egemonizzata dal consumismo, è una potenza che ancora non viene apprezzata perché apparentemente non rappresentabile in un oggetto utile e, soprattutto, non valutata sulla base del potere contrattuale, ma sulla fede nella riuscita.
Invece, quasi paradossalmente, il successo dell’impresa passa proprio attraverso la felicità dell’individuo realizzata all’interno di un gruppo di lavoro, il cui modello di gestione poggi sul dono e non sul profitto. E questo perché una cosa donata con amore non contempla la perdita, ma il guadagno: con il dono, infatti, si instaura un patto fondato sulla valorizzazione del dono stesso, sia da parte di chi lo fa che di chi lo riceve.
Segue in L’onestà Intellettuale nell’Impresa




#1 di Gianni il 9 marzo 2011 - 18:24
Puo’ sembrare strano, ma è così.
#2 di giorgio il 22 marzo 2011 - 16:18
La differenza che si è sempre sostenuta tra trattativa di posizione e trattativa dei principi, …
La seconda è vincente, ma la prima è la più diffusa.